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domenica 17 marzo 2013

Canzone per un Figlio




Canzone per un filgio

La felicità non è impossibile
la stupidità la rende facile, come un’ebbrezza effimera che può imbrogliare fino a non capire che può fare male la sua vanità
Se sai bene ciò che fai la felicità sarà sempre raggiungibile
Se non sai quello che vuoi l’infelicità sarà spesso incomprensibile
Se davvero sai chi sei la felicità… sarà dentro di te
La felicità sorride attonita, con ingenuità e un largo brivido,
Alla bellezza eterea che sa incantare e alla poesia che ci fa sentire la forza della bontà
Se sai bene ciò che fai la felicità sarà sempre raggiungibile
Se non sai quello che vuoi l’infelicità sarà spesso incomprensibile
Se davvero sai chi sei a felicità sarà desiderare ciò che hai dentro, in fondo all’anima
Dentro di te


A volte penso che quando avevo 16 anni capivo di più. Ero in crisi perché non capivo come conciliare il comunismo al cristianesimo eppure mentre frequentavo "quelli del mato grosso" sintetizzavo il tutto.
A 16 anni si affrontano i grandi temi, la stupidità non è un problema da porsi. 
Si è troppo preoccupati di capire chi si è, che taglio si vuol dare alla propria vita.
Ci si alza la mattina e si vuol fare la rivoluzione, si va a dormire e si sogna un mondo nuovo! 
Tristezza, gioia, vittorie e sconfitte si mischiano in un tutt'uno. E non è forse questa la vita?
Ragionavo con semplicità su cose grandi. Sbagliavo! Eccome se sbagliavo! Ne ho dette tante di cretinate... eppure non me ne importava.
Ora ho paura di offendere, ho paura di sbagliare. Ho mille categorie in più ma non so usarle.
Schiavo del tempo, schiavo del denaro, schiavo. Sono schiavo! Quel titanismo che mi animava dov'é?!
La felicità non è impossibile, questo lo so bene. Convincersi che possa esistere all'infuori della stupidità, questo mi convince meno.
Chi sono?! Quando volevo conciliare il comunismo al cristianesimo forse lo sapevo, ora che forse so cosa sono il comunismo e il cristianesimo ho smarrito me stesso in una sovrastruttura che annebbia tutto.

giovedì 10 maggio 2012

Luoghi comuni


Ieri ho avuto una discussione con un mio caro amico. Una discussione partita come al solito in maniera scherzosa ma che mi ha fatto riflettere.
Quante cose mi passano sotto il naso e nella mia superiorità le lascio scorrere. Penso che spesso siamo ingordi di sapere, ma in maniera passiva. Etichettiamo una cosa come luogo comune, l'altra come già nota, l'altra come non adatta a noi... Così facendo non riempiamo il momento e lo lasciamo sfuggire...



QUALSIASI COSA

Qualsiasi cosa, gioiosa o dolorosa,
semplificala con l'amore.
Quanto vorrei vederti vivere ogni giorno
un quarto d'ora di amore puro,
positivo, esplicito, in unione con me:
esercitati progressivamente.
Inizia con un minuto, poi con due, poi con tre.
Se perseveri, sotto l'influsso dello spirito,
arriverai facilmente a quindici.
Allora vedrai come tante cose torneranno
al loro giusto posto,
e avrai un assaggio di ciò che ti riservo
per l'ora della tua eternità.
Così entrerai a poco a poco nella mia immensità
senza paura di sprofondare,
poiché sono io a invaderti

[G. Courtois]

domenica 15 gennaio 2012

Felicità

Tre ore e mezza di viaggio non sono tanto, ma neanche poche.
Per fortuna che ho i miei libri, compagni fedeli e chiassosi di viaggio!
Mentre dialogavo con Eric mi sono reso conto dalle sue parole di questo periodo che sto attraversando.
Spesso capita di fare cose, cercare e cercare, ma di non concludere alcunché.
Eric suggerisce che c'é una differenza abissale tra un agire e un altro... (vi piacerebbe che vi dica la differenza... se non la intuite fatevi una chiacchierata con il mio maestro giornaliero)
La cosa che mi ha sconvolto è che in questa differenza può esserci la chiave di volta per la felicità...
Agire "immergendosi" in quel mare che porta alla nostra realizzazione, cercando quel gesto naturale che è dentro di noi è la felicità.
Il passo della felicità non ve lo riporto... ma per meditare un po' vi riporto il discorso di questa mattina.
 " Facciamo un esempio semplice: immaginate di vedere un lago e di dire, parlandone par distance: quello è un lago, quella è acqua. E poi immaginate di tuffarvi nel lago e di nuotare. La vostra constatazione  << là c'è l'acqua >> adesso è totalmente cambiata. Certo, neanche ora siete quell'acqua, eppure non è proprio vero che non siete l'acqua, perché in realtà siete immersi nell'acqua, siete bagnati e la vostra relazione con l'acqua è un processo costante. "Il concetto di attività [ produttività orientata all'essere] può venire illustrato dall'esempio seguente: se vi stendete in acqua e vi lasciate trasportare, questo, sebbene sembri assolutamente passivo, è in realtà un processo attivo, perché un uomo che non sa nuotare non può lasciarsi trasportare passivamente dall'acqua, incapace come è di mantenere il delicato equilibrio necessario. A determinare la differenza nel vostro rapporto con l'oggetto è dunque la circostanza che - per usare un linguaggio figurato - vi << bagnate >> con i vostri oggetti, o al contrario << rimaniate asciutti >>. Il modo in cui parlate con un'altra persona, in cui vedete un paesaggio, in cui formulate un pensiero: è questo a determinare la differenza tra un individuo statico, egoista e isolato e un individuo attivo, in divenire, un individuo che è nel mondo"
(tratto da Eric Fromm, Problemi di Sovrappiù)